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Reimpianti d'arto

Circa 52 anni or sono a Boston i dottori Malt e McKhann trapiantarono con successo il braccio completamente amputato di un ragazzo di 12 anni, da allora seguirono numerose realizzazioni cliniche del reimpianto dell'arto superiore ed inferiore. Nel 1968, Komatsu e Tamai in Giappone segnalarono il primo successo nel reimpianto di un’amputazione digitaria con tecnica microvascolare. Nei seguenti 20 anni, i centri di microchirurgia di tutto il mondo hanno riportato impressionanti serie di successi di reimpianti con tassi di vitalità superiori all’80%. Quindi attualmente il reimpianto con successo delle dita e delle mani che è stato reso possibile dallo sviluppo del microscopio operatorio, materiale di sutura ultrafine con aghi di precisione a micro-calibro ed una varietà di strumenti microchirurgici, si può considerare una tecnica tradizionale perché è da più di 50 anni che è stata codificata e standardizzata. Nei Paesi del’Unione Europea la Microchirurgia ricostruttiva è divenuta una tecnica condivisa da più discipline accomunate dalla richiesta di ricostruire segmenti corporei, ripristinare funzioni o coprire delle pds con esposizione di tessuti nobili al fine di ottenere risultati sempre più affidabili e duraturi.

Il reimpianto è il riattacco di una porzione corporea che è stata completamente amputata, cioè non esiste una connessione tra la parte recisa e il paziente. Mentre per rivascolarizzazione si intende la riparazione di una parte che è stato incompletamente amputata, cioè alcuni dei tessuti molli (ad esempio, la pelle, i nervi, o tendini) sono intatti ed in continuità con il segmento corporeo sub-amputato. La riparazione vascolare è necessaria per evitare la necrosi delle estremità parzialmente recise. Gli indici di vitalità per la rivascolarizzazione sono generalmente migliori di quelli del reimpianto perché un adeguato drenaggio venoso spesso rimane intatto nel il primo. Anche se le procedure di rivascolarizzazione possono essere più facili e richiedere meno tempo operatorio del reimpianto, le amputazioni incomplete (cioè le sub-amputazioni) con una lesione da schiacciamento-avulsione possono essere ancora più difficili perché due equipes non possono lavorare simultaneamente su parti separate per sbrigliare il tessuto non vitale e abbreviare l’osso per consentire la riparazione delle strutture sane. 

Le indicazioni al reimpianto con particolare attenzione agli indici prognostici in base al livello di amputazione ancora oggi sono oggetto di discussione.

Per interventi in urgenza contattare il centro di Riferimento più vicino.

E' necesaria l'Equipes Microchirurgica dedicata all'interno del Reparto altrimenti desistete.

Conservazione e trasporto dei monconi amputati

conservare la porzione amputata asciutta avvolta in garza, chiusa in sacchetto plastica o guanto e poi il tutto all'interno di una soluzione refrigerante con ghiaccio
E' possibile conservare il piccolo moncone amputato in ischemia fredda per un massino di 4-6 ore.
Società Italiana Chirurgia Plastica Ricostruttiva
Società Italiana di Microchirurgia
Società Italiana di Chirurgia della Mano
Dott. Moccia Luigi Stefano Ordine dei Medici - Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia
Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri

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